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21.3.10
cinema
Ferzan Ozpetek ci piace moltissimo; ci piacciono i suoi gruppi di amici fedelissimi l'un l'altro e litigiosissimi, le loro cene interminabili condite di amore e pettegolezzi. Anche in "Mine vaganti" la tavolata, questa volta di una meridionalissima famiglia benestante di Lecce, non manca. Anzi, è intorno al tavolo che si scatena lo scontro tra il figlio, che si dichiara omosessuale davanti a tutti, che ha sofferto lunghi anni per un amore nato nell'azienda di famiglia, ed il padre che, naturalmente, non capisce e lo caccia. Ma il padre non sa che in casa c'è una "mina vagante", un secondo figlio che, arrivato da Roma dove vive, aspirante scrittore, è anch'egli gay e si trova incastrato suo malgrado nei problemi familiari quando il padre ha un attacco di cuore. Il film è divertente, si ride molto; i personaggi, come sempre nei film di Ferzan, sono fantastici e veri, gli attori di una bravura straordinaria. "Mine vaganti" ha il suo bravo lieto fine ma rimane molto amaro in bocca. Colonna sonora in puro stile finocchio.
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