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9.6.10
20.5.10
politica
La Commissione Giustizia del Senato sta per approvare un disegno di legge che vuole criminalizzare chi fa informazione. Con la scusa di tutelare la privacy delle persone, la legge ha in realtà il preciso scopo di bloccare qualsiasi notizia possa risultare scomoda al Governo impedendo ai cittadini l'assoluto diritto di essere informati. In base alla proposta di legge giornalisti ed editori non potranno più scrivere e pubblicare notizie o documenti di un procedimento penale, nemmeno un breve riassunto di quanto sta avvenendo nei Tribunali. Contravvenire a questa legge costerà fino a 6 anni di carcere per i giornalisti e fino a 464.700 euro di multa per l'editore. Ladri e corrotti ringraziano.
Se questa legge fosse già stata approvata non avremmo saputo nulla della casa dell'ex ministro Scajola, pagata in parte da un costruttore romano indagato per corruzione; non avremmo saputo dell'allucinante conversazione telefonica tra due imprenditori che ridono del terremoto in Abruzzo perchè avrebbe portato loro nuovi affari; non sapremmo saputo che l'ex senatore Di Girolamo è stato eletto grazie ai voti raccolti all'estero dalla mafia; non avremmo saputo delle indagini che coinvolgono i preti pedofili, perchè la nuova legge prevede un accordo speciale con il Vaticano.13.10.09
societa'
All'indomani della manifestazione contro l'omofobia a Roma, un nuovo episodio di intolleranza e' accaduto nella capitale. Una coppia di ragazzi sono stati avvicinati e poi aggrediti da sei giovanissimi a bordo di tre scooter nei pressi di via del Corso. Il più giovane della coppia, Francesco di 25 anni sarebbe stato aggredito con un colpo di casco sulla testa e un calcio all'inguine. Gli aggressori urlavano slogan fascisti.
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29.9.09
societa'
Dove sta andando l'Italia? E' davvero il momento di chiederselo. Siamo contenti di vivere in un Paese dove una trasmissione televisiva che critica il Governo ed il suo Presidente del Consiglio
rischia di venire soppressa? Dove si cerca di mettere a tacere l'informazione pubblica con una strategia ormai evidente e che punta ad eliminare la liberta' di espressione? Dove, grazie ad una potenza mediatica che ha ormai narcotizzato l'opinione pubblica (e anestetizzato l'opposizione) si permette di definire con arroganza "bugie, falsita' e calunnie" qualsiasi voce fuori dal coro dei leccapiedi? Se qualcuno si indigna ancora puo' firmare l'appello del quotidiano "La Repubblica" per la difesa della liberta' di stampa.
rischia di venire soppressa? Dove si cerca di mettere a tacere l'informazione pubblica con una strategia ormai evidente e che punta ad eliminare la liberta' di espressione? Dove, grazie ad una potenza mediatica che ha ormai narcotizzato l'opinione pubblica (e anestetizzato l'opposizione) si permette di definire con arroganza "bugie, falsita' e calunnie" qualsiasi voce fuori dal coro dei leccapiedi? Se qualcuno si indigna ancora puo' firmare l'appello del quotidiano "La Repubblica" per la difesa della liberta' di stampa.
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23.9.09
societa'
Ancora un gesto di intimidazione contro l'ambiente Lgbt romano. Per la seconda volta (il primo episodio risale al 26 agosto)
la discoteca Qube, che ospita la celebre serata
"Muccassassina", e' stata oggetto di un tentativo di incendio. Le aggressioni ai gay, non solo verbali ma anche con l'intento di ferire se non di uccidere (due ragazzi accoltellati perche' si tenevano per mano), hanno creato un clima pesante, paura rabbia senso di impotenza. E la frequenza sempre piu' ravvicinata degli episodi criminali non puo' non far pensare ad un progetto, ad una strategia. Giovedi manifestazione antiomofobia a Roma.
12.9.09

"L'onda" è un film molto bello, duro, inevitabilmente didascalico perche' è una lezione, politica e sociale, che fa riflettere sul passato nella speranza che certi errori non si commettano di nuovo. Tratto da un romanzo di Morton Ruhe a sua volta ispirato da una storia vera accaduta nel 1967 in California. In una scuola di Palo Alto un professore di sinistra vuole tenere un corso sul totalitarismo; per farlo impone alla classe per una settimana gli aspetti formali di un regime autoritario per scoprirne il pericolo e il fascino. La vicenda e' stata spostata dal regista Dennis Gansel in Germania; il professor Wenger domanda agli studenti se e' possibile che in Germania possa risorgere il fascismo, i ragazzi rispondono negativamente.
Per convincerli quanto sia facile passare dalla liberta' alla mancanza di liberta', stabilisce alcune semplici rigidissime regole: alzarsi in piedi davanti all'insegnante, chiedere il permesso prima di parlare, vestire allo stesso modo. Giorno dopo giorno, il gruppo che si è dato il nome di "Onda" (niente a che vedere con la protesta studentesca italiana) cresce, si uniscono studenti da altre classi, viene inventata una bandiera, un simbolo di ricooscimento che compare sui muri della citta',
gli adepti si salutano con un gesto vagamente nazista. Il piu' fragile del gruppo si mette in testa, identificandosi totalmente con la "missione" del gruppo; chi non aderisce viene emarginato, il fanatismo dilaga, si arriva allo scontro fisico con gli "altri".
Lo stesso professore si trasforma rendendosi irriconoscibile agli occhi della moglie; solo pochissimi si rifiutano di partecipare a questo gioco sempre piu' pericoloso. Il film e' coinvolgente, a tratti spettacolare, e' esemplare nel descrivere come nasce un regime fascista. La parte piu' debole e' il finale, quando si devono tirare le somme della storia; e' scontato la fine drammatica, ma non credo si potesse fare altrimenti.Nella realta' il professore che porto' la sua classe a "regredire" socialmente e storicamente, venne licenziato e gli fu vietato per sempre l'insegnamento.
Per convincerli quanto sia facile passare dalla liberta' alla mancanza di liberta', stabilisce alcune semplici rigidissime regole: alzarsi in piedi davanti all'insegnante, chiedere il permesso prima di parlare, vestire allo stesso modo. Giorno dopo giorno, il gruppo che si è dato il nome di "Onda" (niente a che vedere con la protesta studentesca italiana) cresce, si uniscono studenti da altre classi, viene inventata una bandiera, un simbolo di ricooscimento che compare sui muri della citta',
gli adepti si salutano con un gesto vagamente nazista. Il piu' fragile del gruppo si mette in testa, identificandosi totalmente con la "missione" del gruppo; chi non aderisce viene emarginato, il fanatismo dilaga, si arriva allo scontro fisico con gli "altri".
Lo stesso professore si trasforma rendendosi irriconoscibile agli occhi della moglie; solo pochissimi si rifiutano di partecipare a questo gioco sempre piu' pericoloso. Il film e' coinvolgente, a tratti spettacolare, e' esemplare nel descrivere come nasce un regime fascista. La parte piu' debole e' il finale, quando si devono tirare le somme della storia; e' scontato la fine drammatica, ma non credo si potesse fare altrimenti.Nella realta' il professore che porto' la sua classe a "regredire" socialmente e storicamente, venne licenziato e gli fu vietato per sempre l'insegnamento.L'onda. Dennis Gansel. Germania.
5.9.09
fumetti e illustrazioni

La “graphic novel”, ovvero il romanzo a fumetti, anche in Italia sta diventando una forma espressiva sempre piu’ importante e seguita con attenzione dagli appassionati di fumetti, dai critici e da chi si occupa di letteratura, perche’ di letteratura si tratta. Anche con i fumetti si possono affrontare temi di largo respiro con lo stesso impegno e approfondimento di un romanzo o di un saggio. Kappa Edizioni ha pubblicato un romanzo a fumetti che affronta un tema storico poco conosciuto. Il titolo “In Italia sono tutti maschi” fa’ riferimento ad una frase di Benito Mussolini che riteneva non esistesse l’omosessualita’ maschile in Italia e quindi non fossero necessarie leggi specifiche all’interno delle nascenti leggi razziali.
Ma, in realta’, gia’ dal 1928 si comincio’ a mandare gli omosessuali al confino; pratica che divenne via via sempre piu’ dura e sbrigativa: tra il 1938 e il 1943 bastavano i sospetti e le dicerie di qualcuno e senza processo si era confinati a Ustica, alle Tremiti, in paesi lontani, bollati come nemici della Patria e con una vita distrutta.
Quasi 300 uomini vennero in questo modo sradicati dalle loro vite. Il romanzo, di Luca De Santis per i testi e di Sara Colaone per i disegni, trae spunto da un’intervista di Giovanni Dall’Orto, apparsa su “Pride”, a Giuseppe B. che visse quella persecuzione; la storia segue due vicende parallele descritte in modo appassionato, a volte divertente. Rocco, documentarista di professione, si mette alla ricerca di Antonio, uno degli omosessuali confinati, per riportare alla luce avvenimenti di 50 anni prima tenuti sempre sotto silenzio. Il loro incontro fara’ riaffiorare il dolore non ancora spento di Antonio, allora ventiseienne,
di quei sette mesi di isolamento. Antonio e Rocco, persone provenienti da mondi distanti, ricostruiscono insieme una pagina di storia mentre cercano di raggiungere le Tremiti per girarvi il documentario, rivivono le giornate di Ninella, Mimi’, Rocco e degli altri esuli prigionieri a cielo aperto, le storie di amicizie e tradimenti, la vergogna del rientro dal confino, con lo scoppio della guerra, e il silenzio di anni che pochissimi sono riusciti ad infrangere.Un libro, con il colore delle foto che ingialliscono, emozionante, indispensabile, necessario.
Prefazione di Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti, autori del saggio “La citta’ e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista” sui catanesi al confino alle isole Tremiti. In fondo al volume e' riportata l'intervista di Dall'Orto.
In Italia sono tutti maschi. Luca De Santis, Sara Colaone. Kappa Edizioni.
http://www.kappaedizioni.it/
Ma, in realta’, gia’ dal 1928 si comincio’ a mandare gli omosessuali al confino; pratica che divenne via via sempre piu’ dura e sbrigativa: tra il 1938 e il 1943 bastavano i sospetti e le dicerie di qualcuno e senza processo si era confinati a Ustica, alle Tremiti, in paesi lontani, bollati come nemici della Patria e con una vita distrutta.
Quasi 300 uomini vennero in questo modo sradicati dalle loro vite. Il romanzo, di Luca De Santis per i testi e di Sara Colaone per i disegni, trae spunto da un’intervista di Giovanni Dall’Orto, apparsa su “Pride”, a Giuseppe B. che visse quella persecuzione; la storia segue due vicende parallele descritte in modo appassionato, a volte divertente. Rocco, documentarista di professione, si mette alla ricerca di Antonio, uno degli omosessuali confinati, per riportare alla luce avvenimenti di 50 anni prima tenuti sempre sotto silenzio. Il loro incontro fara’ riaffiorare il dolore non ancora spento di Antonio, allora ventiseienne,
di quei sette mesi di isolamento. Antonio e Rocco, persone provenienti da mondi distanti, ricostruiscono insieme una pagina di storia mentre cercano di raggiungere le Tremiti per girarvi il documentario, rivivono le giornate di Ninella, Mimi’, Rocco e degli altri esuli prigionieri a cielo aperto, le storie di amicizie e tradimenti, la vergogna del rientro dal confino, con lo scoppio della guerra, e il silenzio di anni che pochissimi sono riusciti ad infrangere.Un libro, con il colore delle foto che ingialliscono, emozionante, indispensabile, necessario.Prefazione di Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti, autori del saggio “La citta’ e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista” sui catanesi al confino alle isole Tremiti. In fondo al volume e' riportata l'intervista di Dall'Orto.
In Italia sono tutti maschi. Luca De Santis, Sara Colaone. Kappa Edizioni.
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13.8.09
politica
C'e' poco da scherzare; le dichiarazioni del ministro delle politiche agricole,
il leghista Luca Zaia, a Klaus Davi durante la trasmissione "KlausCondicio" riflettono perfettamente la direzione che sta prendendo buona parte di coloro che ci governano. Riporto quanto ha detto su RAI e omosessualità: “La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili personaggi meno appariscenti. In ogni caso la Rai non deve dare priorità al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensì seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi”. “Il Servizio Pubblico deve interpretare la società pubblica, quindi tutto quello che è l’assemblea dei soci che sono i 60 milioni di italiani che hanno degli orientamenti chiari: la centralità della famiglia, l’ordine pubblico, le tradizioni e la cultura”.“Invitiamo Zaia a tornare ad occuparsi di agricoltura, ricordandogli che nel frattempo si sono sviluppate in Italia differenti colture e culture”, ha detto Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay. Franco Grillini aggiunge: ''In realta' non e' chiaro quale Rai Zaia stia vedendo perche' e' da mesi che il cosiddetto servizio pubblico non parla affatto di gay e lesbiche: sfidiamo Zaia a trovare una trasmissione negli ultimi due mesi dove sia stato invitato un esponente gay''. Secondo Grillini ''la verita' e' un'altra: la Rai ormai censura sistematicamente tutte le iniziative e le informazioni relative all'omosessualita', sui gay pride per esempio c'e' stata la piu' totale delle censure. Il 'minculpop' e' gia' iniziato e i dirigenti Rai lo hanno assorbito senza nemmeno gli ordini di servizio. Ormai in Rai si da la parola solo a papi e cardinali e l'informazione e' solo di regime''.
il leghista Luca Zaia, a Klaus Davi durante la trasmissione "KlausCondicio" riflettono perfettamente la direzione che sta prendendo buona parte di coloro che ci governano. Riporto quanto ha detto su RAI e omosessualità: “La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay. Anzi sarebbe bene che le associazioni gay invece di mandare talvolta in televisione personaggi macchiette, si decidessero a rendere visibili personaggi meno appariscenti. In ogni caso la Rai non deve dare priorità al mondo omosessuale e alle sue istanze, bensì seguire le indicazioni del governo e promuovere la famiglia e i valori familiari attraverso i suoi programmi”. “Il Servizio Pubblico deve interpretare la società pubblica, quindi tutto quello che è l’assemblea dei soci che sono i 60 milioni di italiani che hanno degli orientamenti chiari: la centralità della famiglia, l’ordine pubblico, le tradizioni e la cultura”.“Invitiamo Zaia a tornare ad occuparsi di agricoltura, ricordandogli che nel frattempo si sono sviluppate in Italia differenti colture e culture”, ha detto Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay. Franco Grillini aggiunge: ''In realta' non e' chiaro quale Rai Zaia stia vedendo perche' e' da mesi che il cosiddetto servizio pubblico non parla affatto di gay e lesbiche: sfidiamo Zaia a trovare una trasmissione negli ultimi due mesi dove sia stato invitato un esponente gay''. Secondo Grillini ''la verita' e' un'altra: la Rai ormai censura sistematicamente tutte le iniziative e le informazioni relative all'omosessualita', sui gay pride per esempio c'e' stata la piu' totale delle censure. Il 'minculpop' e' gia' iniziato e i dirigenti Rai lo hanno assorbito senza nemmeno gli ordini di servizio. Ormai in Rai si da la parola solo a papi e cardinali e l'informazione e' solo di regime''.
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7.8.09
cinema

A Pier Paolo Pasolini venne proposto nel 1963 di realizzare un film-documentario che, attraverso i cinegiornali dell'epoca, descrivesse l'Italia di quel periodo, dopo quindici anni di guerra fredda. Quando il produttore visiono' il film si spavento' a tal punto, giudicandolo troppo di sinistra, da chiedergli numerosi tagli e di aggiungere una "seconda parte" realizzata da
Giovanni Guareschi che facesse da contraltare da "destra". Dopo molte perplessita' Pasolini accetto' ma quando vide il montaggio finale si infurio' tanto da decidere di ritirare la firma all'intero progetto. Il film intitolato "La rabbia" si rivelo' un insuccesso e venne ritirato dalle sale dopo pochi giorni. E' composto da spezzoni di cinegiornali sui quali vengono lette da Giorgio Bassani e Renato Guttuso poesie e brevi prose di Pasolini. All'ultimo Festival di Venezia e' stata presentata la versione integrale ricomposta da Giuseppe Bertolucci che ha aggiunto i sedici minuti eliminati dalla prima edizione. Guareschi non c'e' piu'. L'analisi compiuta da Pasolini e' tagliente, dai funerali di De Gasperi alla rivoluzione cubana, da Marylin Monroe all'Algeria per arrivare all'Italia, ai conflitti sociali che con molta acutezza il poeta-regista aveva gia' individuato nella societa' italiana, la previsione di un fascismo di tipo diverso, piu' strisciante, meno aggressivo, le difficolta' create dall'immigrazione, il razzismo, la diffusione della televisione, da poco entrata nelle case, "morte dell'anima e veicolo dimenzogne", la trasformazione antropologica di un popolo millenario, la perdita di quella bellezza che
Pier Paolo vedeva nei suoi "ragazzi di vita". Rimane, appunto, la rabbia come via di uscita dal disastro, la capacita' di indignarsi e dire no.
Giovanni Guareschi che facesse da contraltare da "destra". Dopo molte perplessita' Pasolini accetto' ma quando vide il montaggio finale si infurio' tanto da decidere di ritirare la firma all'intero progetto. Il film intitolato "La rabbia" si rivelo' un insuccesso e venne ritirato dalle sale dopo pochi giorni. E' composto da spezzoni di cinegiornali sui quali vengono lette da Giorgio Bassani e Renato Guttuso poesie e brevi prose di Pasolini. All'ultimo Festival di Venezia e' stata presentata la versione integrale ricomposta da Giuseppe Bertolucci che ha aggiunto i sedici minuti eliminati dalla prima edizione. Guareschi non c'e' piu'. L'analisi compiuta da Pasolini e' tagliente, dai funerali di De Gasperi alla rivoluzione cubana, da Marylin Monroe all'Algeria per arrivare all'Italia, ai conflitti sociali che con molta acutezza il poeta-regista aveva gia' individuato nella societa' italiana, la previsione di un fascismo di tipo diverso, piu' strisciante, meno aggressivo, le difficolta' create dall'immigrazione, il razzismo, la diffusione della televisione, da poco entrata nelle case, "morte dell'anima e veicolo dimenzogne", la trasformazione antropologica di un popolo millenario, la perdita di quella bellezza che
Pier Paolo vedeva nei suoi "ragazzi di vita". Rimane, appunto, la rabbia come via di uscita dal disastro, la capacita' di indignarsi e dire no.La rabbia. Pier Paolo Pasolini. Italia.
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Alcuni vandali hanno danneggiato il
monumento eretto in memoria degli omosessuali perseguitati durante il nazismo solo pochi mesi dopo l'inaugurazione avvenuta a Berlino lo scorso anno nel parco Tiergarten. Hanno rovinato il recinto e sfasciato il vetro attraverso il quale si puo' vedere in continuazione
il filmato di un minuto e mezzo di una coppia gay che si bacia. Il memoriale era stato inaugurato dal sindaco di Berlino, gay dichiarato, Bernd Neumann ed e' stato realizzato dalla coppia di artisti danese-norvegese Michael Elmgreen e Ingar Dragset. Negli anni ’20, Berlino era una citta' di grande tolleranza per gli omosessuali, con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret, il travestitismo era molto diffuso. Dai primi anni del '900 esisteva un importante movimento di liberazione omosessuale. Con l’avvento del nazismo, tra il 1933 e il 1945, più di 100.000 tra uomini e donne vennero arrestati seguendo il famigerato paragrafo 175, che condannava l’omosessualità come reato considerandola un'aberrazione della natura. Circa 55.000 persone furono internate nei campi di concentramento, ne sopravvissero solo 4.000. In un importante e toccante documentario, intitolato
"Paragraph 175", cinque di questi sopravvissuti raccontano le loro storie per la prima volta.Secondo l'ideologia nazista le relazioni sessuali dovevano essere finalizzate al processo riproduttivo, il loro scopo erano la conservazione e lo sviluppo del popolo eletto, piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo. Quindi l'omosessualita' era un tradimento di questi principi.Nel 1934 durante la Notte dei lunghi Hitler coltelli ordinò l'uccisione di Röhm, comandante notoriamente gay delle SA (le squadre d'assalto), e sfruttò il pretesto della sua omosessualità per compiere ulteriori azioni contro le camicie brune che sentiva come una minaccia. Dopo aver consolidato il suo potere ed essere diventato Cancelliere, Hitler incluse la categoria degli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante l'Olocausto.Poco dopo il 1934 venne creata una sezione della Gestapo che aveva l'ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali: l' Ufficio centrale del Reich per la lotta all'omosessualità e all'aborto. Il Regolamento dell'ufficio diceva: «Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l'adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali». I gay venivano denunciati come "nemici dello stato" che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania. Circa un milione di omosessuali divennero vittime del regime nazista anche se non subirono da subito i trattamenti inflitti agli ebrei; come componenti, seppur "deviati", della "razza padrona" si preferiva "convincerli" ad una "corretta" sessualità. I gay che rifiutavano di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale venivano deportati. Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata, costretti ai lavori forzati o internati in ospedali psichiatrici. Il numero di persone uccise nei campi di concentramento e' difficilmente calcolabile perche' i documenti di internamento spesso non distinguevano tra i vari gruppi di appartenenza,
gay ebrei rom dissidenti politici. Il trattamento riservato agli omosessuali fu particolarmente crudele sia da parte delle guardie SS sia da parte degli altri internati. Si calcola che il tasso di mortalita' dei gay fu secondo soltanto a quello degli ebrei. I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" a base di sempre maggiori iniezioni di ormoni per scoprire il "gene dell'omosessualita'" e cosi' guarire i futuri bambini ariani nel caso si fossero rivelati omosessuali. Soltanto il 20 per cento e' sopravissuto a quegi esperimenti. Il Paragrafo 175 discriminava soltanto l'omosessualita' maschile; vi furono arresti e deportazioni di lesbiche ma in numero decisamente inferiore rispetto agli omosessuali maschi. Erano considerate "asociali" e un pericolo per i valori dello stato. Le lesbiche venivano spesso mandate nei bordelli dei campi ed erano le piu' esposte ai sadismi e alle perversioni dei gerarchi nazisti.(fotografia Pierre&Gilles)
monumento eretto in memoria degli omosessuali perseguitati durante il nazismo solo pochi mesi dopo l'inaugurazione avvenuta a Berlino lo scorso anno nel parco Tiergarten. Hanno rovinato il recinto e sfasciato il vetro attraverso il quale si puo' vedere in continuazione
il filmato di un minuto e mezzo di una coppia gay che si bacia. Il memoriale era stato inaugurato dal sindaco di Berlino, gay dichiarato, Bernd Neumann ed e' stato realizzato dalla coppia di artisti danese-norvegese Michael Elmgreen e Ingar Dragset. Negli anni ’20, Berlino era una citta' di grande tolleranza per gli omosessuali, con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret, il travestitismo era molto diffuso. Dai primi anni del '900 esisteva un importante movimento di liberazione omosessuale. Con l’avvento del nazismo, tra il 1933 e il 1945, più di 100.000 tra uomini e donne vennero arrestati seguendo il famigerato paragrafo 175, che condannava l’omosessualità come reato considerandola un'aberrazione della natura. Circa 55.000 persone furono internate nei campi di concentramento, ne sopravvissero solo 4.000. In un importante e toccante documentario, intitolato
"Paragraph 175", cinque di questi sopravvissuti raccontano le loro storie per la prima volta.Secondo l'ideologia nazista le relazioni sessuali dovevano essere finalizzate al processo riproduttivo, il loro scopo erano la conservazione e lo sviluppo del popolo eletto, piuttosto che la realizzazione del piacere dell'individuo. Quindi l'omosessualita' era un tradimento di questi principi.Nel 1934 durante la Notte dei lunghi Hitler coltelli ordinò l'uccisione di Röhm, comandante notoriamente gay delle SA (le squadre d'assalto), e sfruttò il pretesto della sua omosessualità per compiere ulteriori azioni contro le camicie brune che sentiva come una minaccia. Dopo aver consolidato il suo potere ed essere diventato Cancelliere, Hitler incluse la categoria degli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante l'Olocausto.Poco dopo il 1934 venne creata una sezione della Gestapo che aveva l'ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali: l' Ufficio centrale del Reich per la lotta all'omosessualità e all'aborto. Il Regolamento dell'ufficio diceva: «Le attività omosessuali di una non trascurabile parte della popolazione, costituiscono una seria minaccia per la gioventù. Tutto ciò richiede l'adozione di più incisive misure contro queste malattie nazionali». I gay venivano denunciati come "nemici dello stato" che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania. Circa un milione di omosessuali divennero vittime del regime nazista anche se non subirono da subito i trattamenti inflitti agli ebrei; come componenti, seppur "deviati", della "razza padrona" si preferiva "convincerli" ad una "corretta" sessualità. I gay che rifiutavano di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale venivano deportati. Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata, costretti ai lavori forzati o internati in ospedali psichiatrici. Il numero di persone uccise nei campi di concentramento e' difficilmente calcolabile perche' i documenti di internamento spesso non distinguevano tra i vari gruppi di appartenenza,
gay ebrei rom dissidenti politici. Il trattamento riservato agli omosessuali fu particolarmente crudele sia da parte delle guardie SS sia da parte degli altri internati. Si calcola che il tasso di mortalita' dei gay fu secondo soltanto a quello degli ebrei. I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti "scientifici" a base di sempre maggiori iniezioni di ormoni per scoprire il "gene dell'omosessualita'" e cosi' guarire i futuri bambini ariani nel caso si fossero rivelati omosessuali. Soltanto il 20 per cento e' sopravissuto a quegi esperimenti. Il Paragrafo 175 discriminava soltanto l'omosessualita' maschile; vi furono arresti e deportazioni di lesbiche ma in numero decisamente inferiore rispetto agli omosessuali maschi. Erano considerate "asociali" e un pericolo per i valori dello stato. Le lesbiche venivano spesso mandate nei bordelli dei campi ed erano le piu' esposte ai sadismi e alle perversioni dei gerarchi nazisti.(fotografia Pierre&Gilles)
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